Il testo che segue è stato scritto da Rael Jopkoech Kulel, una delle studentesse sponsorizzate all’Irene School di Maralal, quando le è stato chiesto di raccontare la propria storia. Lo pubblichiamo nelle sue parole.
Sono Rael Jopkoech Kulel. Sono stata cresciuta da un’amica di mia madre insieme alle sue tre figlie. Per lei era usuale insultarmi e ripetermi che lei non era mia madre. Ero molto ferita dalle sue parole dato che non conoscevo nessuno a parte loro, erano la mia speranza, i miei sogni e il mio tutto. Ho trovato difficoltà nel capire perché si comportasse così con me e lei era l’unica madre che avevo dalla mia nascita. Come la loro madre anche le mie tre “sorelle” continuavano a ripetermi che non facevo parte della loro famiglia.
Un giorno ha distrutto la mia fiducia, mi ha detto che quel giorno non sarei andata a scuola perché voleva che andassi con lei a fare una passeggiata. Le altre si sono preparate e sono andate a scuola. A quel tempo ero in prima elementare. Dopo la colazione abbiamo iniziato il nostro viaggio e abbiamo camminato per lungo tempo fino ad arrivare ad una grande città, che dopo mi è stato detto essere Eldoret. Mi ha chiesto di sedermi da qualche parte e aspettare che lei ritornasse. Mi ha detto che sarebbe andata a prendere qualcosa da mangiare per me. Ho aspettato invano, non è più tornata. Una signora si è avvicinata e mi ha chiesto cosa stessi aspettando. Le ho spiegato che stavo aspettando mia madre.
Dopo aver aspettato a lungo, la stessa signora mi si è avvicinata e mi ha portata alla stazione di polizia più vicina. Ha riportato il mio caso. La polizia le ha detto di lasciarmi da loro mentre continuavano con l’investigazione. La mattina successiva sono stata portata a un “centro di salvataggio”, dove ho continuato i miei studi e ho interagito con altri studenti che avevano vissuto i miei stessi problemi. Quando ero in terza elementare, sul punto di andare in quarta, venne una signora che cercava una ragazza da sponsorizzare. Sono stata scelta e i miei insegnanti pensavano che questa fosse la mia opportunità di andare in una scuola di qualità. La signora ha detto che mi avrebbe sponsorizzata fino all’università. Tutti i documenti legali sono stati sottoscritti e lei mi ha portato a casa sua.
A mia sorpresa invece di essere portata a scuola sono stata costretta a fare tutti i lavori di casa da sola. La scuola è iniziata e ancora non mi ci portava. Quando le ho chiesto della scuola, lei mi ha picchiata e insultata. Mi ha detto che non aveva soldi da buttare e che aveva dei figli che avevano più o meno la mia stessa età di cui occuparsi. Mi sentivo molto male quando dovevo prepararli la mattina e venivo lasciata indietro a lavorare in casa e nella proprietà.
La mia vita era misera. Mi chiedevo perché Dio non avesse dato a mia madre una possibilità per prendersi cura di me. Ho deciso di scappare e di tornare al “centro di salvataggio”. Non cercavo soldi, giocattoli, bei vestiti o scarpe, tutto ciò che chiedevo era di avere una buona madre che si prendesse cura di me. Mentre attraversavo la strada ho sentito qualcuno chiamare il mio nome. Quando mi sono girata ho visto la signora che mi aveva portato alla stazione di polizia.
Le ho spiegato tutto. Questa volta non mi ha portato alla stazione di polizia, ma a casa sua a Baringo. Il suo amore materno e le sue parole mi facevano sentire di nuovo amata, la sua famiglia era gentile con me. Sono diventata parte di loro, mi è stato dato il loro cognome e ho frequentato la Kopchekoloi Primary School fino agli esami K.C.P.E. Ho avuto successo con 300 punti e ho iniziato la Pemwai Girls High School.
La mia amata Mama Turyah che è la mia insegnante, mia madre, la mia amica, il mio mentore e il mio tutto, è il motivo per cui voglio volare. È la mia ispirazione, è il mio secondo Dio ed è anche la ragione per cui non mollo, la ragione per cui sorrido. Lei mi ha consigliato di frequentare The Irene School. All’inizio non mi piaceva l’idea di dovermi trasferire e studiare lontano da lei, ma lei mi ha assicurato che tutto sarebbe andato per il meglio.
Veramente non so come potrei ripagarla per la sua gentilezza. Ringrazio anche te, Padre Musau, per avermi accettata in questa scuola. Tutto quello che vi prometto è di lavorare duro e di dare il mio meglio. Che Dio garantisca a voi due benedizioni infinite.